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Quanto lavoro facciamo in giardino semplicemente perché siamo convinti che vada fatto?Tagliare continuamente l’erba, raccogliere ogni foglia, potare, irrigare, concimare, eliminare tutto quello che nasce spontaneamente.
E cosa succede se proviamo a fare un po’ meno e, soprattutto, a osservare un po’ di più?
In questo episodio di Giardino Futuro ne parlo con Riccardo, ascoltatore del podcast, tecnico biologo e grande appassionato di natura, che da circa quindici anni sta trasformando il proprio giardino, sui Colli Berici, in uno spazio sempre più naturale e ricco di biodiversità.
È partito senza essere un giardiniere professionista, osservando quello che accadeva intorno a lui, sperimentando, facendo errori e imparando poco alla volta a collaborare con la Natura invece di cercare continuamente di controllarla.
Parliamo di prati lasciati crescere, piante autoctone, piccoli stagni, cataste di legna, insetti, uccelli e animali selvatici, ma anche di acqua, manutenzione, costi e di tutte quelle abitudini che spesso rendono il giardino molto più complicato di quanto dovrebbe essere.
Riccardo racconta anche cosa è successo nel corso degli anni: le diffidenze iniziali dei vicini, i cambiamenti del giardino, le piante che hanno trovato da sole il proprio spazio e quelle che invece non hanno funzionato.
Ed emerge una cosa che considero fondamentale: un giardino naturale non significa abbandonare tutto a se stesso.
Significa imparare a capire quando intervenire e quando, invece, è meglio lasciar fare.
Se anche tu vuoi rendere il tuo giardino più sostenibile, resiliente e semplice da gestire, questa conversazione può darti parecchi spunti concreti da cui partire.
E se vuoi ragionare insieme a me sul tuo spazio, sulle difficoltà che incontri o sulle scelte più adatte al tuo contesto, puoi richiedermi una consulenza.Puoi anche scrivermi a [email protected] per raccontarmi la tua esperienza, farmi una domanda oppure condividere dubbi, commenti e opinioni.
Perché, qualche volta, il primo passo per migliorare un giardino non è fare qualcosa in più.
È fermarsi a guardare quello che sta già succedendo.
E cosa succede se proviamo a fare un po’ meno e, soprattutto, a osservare un po’ di più?
In questo episodio di Giardino Futuro ne parlo con Riccardo, ascoltatore del podcast, tecnico biologo e grande appassionato di natura, che da circa quindici anni sta trasformando il proprio giardino, sui Colli Berici, in uno spazio sempre più naturale e ricco di biodiversità.
È partito senza essere un giardiniere professionista, osservando quello che accadeva intorno a lui, sperimentando, facendo errori e imparando poco alla volta a collaborare con la Natura invece di cercare continuamente di controllarla.
Parliamo di prati lasciati crescere, piante autoctone, piccoli stagni, cataste di legna, insetti, uccelli e animali selvatici, ma anche di acqua, manutenzione, costi e di tutte quelle abitudini che spesso rendono il giardino molto più complicato di quanto dovrebbe essere.
Riccardo racconta anche cosa è successo nel corso degli anni: le diffidenze iniziali dei vicini, i cambiamenti del giardino, le piante che hanno trovato da sole il proprio spazio e quelle che invece non hanno funzionato.
Ed emerge una cosa che considero fondamentale: un giardino naturale non significa abbandonare tutto a se stesso.
Significa imparare a capire quando intervenire e quando, invece, è meglio lasciar fare.
Se anche tu vuoi rendere il tuo giardino più sostenibile, resiliente e semplice da gestire, questa conversazione può darti parecchi spunti concreti da cui partire.
E se vuoi ragionare insieme a me sul tuo spazio, sulle difficoltà che incontri o sulle scelte più adatte al tuo contesto, puoi richiedermi una consulenza.Puoi anche scrivermi a [email protected] per raccontarmi la tua esperienza, farmi una domanda oppure condividere dubbi, commenti e opinioni.
Perché, qualche volta, il primo passo per migliorare un giardino non è fare qualcosa in più.
È fermarsi a guardare quello che sta già succedendo.
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