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Nel 1946 un operaio italiano di nome Brugola ha creato la vite più famosa al mondo. 80 anni dopo la sua famiglia ha un impero da €190 milioni.
Egidio Brugola nasce nel 1901 a Lissone. 25 anni dopo apre Brugola OEB, un’azienda di anelli e rondelle.
Nel 1945 deposita il brevetto della vite a esagono incassato. Questa prenderà poi il suo nome grazie alla chiave per stringerla, conosciuta proprio come chiave a brugola.
Durante quegli anni rischia la vita in guerra. Nel 1959, all'apice della carriera, muore di infarto all'Isola d'Elba.
La gestione di Brugola passa per qualche anno alla moglie Emmy, aiutata da un gruppo di manager. Nel 1964 Giannantonio, figlio di Egidio, entra in azienda e prende la guida a soli 21 anni.
Giannantonio razionalizza la produzione e negli anni Ottanta Brugola diventa tra i più grandi produttori di viti in Europa.
Giannantonio però capisce anche il potenziale dell’industria automobilistica. Così, studia il tedesco da autodidatta e ogni settimana viaggia in Germania alla ricerca di clienti.
Nel 79 chiude un mega contratto con Volkswagen e poi con Ford, prima in Europa e poi negli Stati Uniti.
Negli anni 90 Giannantonio introduce le selezionatrici automatiche e brevetta la Polydrive, un nuovo tipo di vite adottata anche da Audi e Jaguar. Il fatturato cresce così dai 30 miliardi di lire degli anni 90 ai €100 milioni nel 2008.
Durante la crisi finanziaria globale però il fatturato crolla da €100 a €64 milioni in 2 anni. Le banche revocano il credito e Brugola entra nell'Articolo 67, strumento di ristrutturazione del debito.
A Giannantonio succede il figlio Jody, che costruisce un piano di risanamento in 44 punti e taglia sprechi e inefficienze. Il fatturato rimbalza e torna a crescere fino a €126 milioni. Nel frattempo, Jody ripaga anche il 60% dei debiti, circa €16 milioni.
Nel 2015 ci lascia Giannantonio, Jody diventa Presidente e firma un accordo col Fondo Italiano d’Investimento per uscire dall'Articolo 67.
Sotto la guida di Jody, l'azienda apre uno stabilimento negli Stati Uniti, allarga il portafoglio clienti a BMW, Mercedes, Hyundai, Kia, Stellantis e Tesla, e diversifica la gamma con componentistica speciale e nuovi materiali, come acciaio inox e alluminio.
Anche se dal 2023 il settore delle auto è in crisi nera, Brugola è arrivata a fatturare €190 milioni, produce 8 milioni di pezzi al giorno e una macchina su 3 nel mondo monta le loro viti.
Questo, però, è anche un periodo molto complesso per Brugola: i debiti, infatti, son tornati a salire, nel 2026 l’azienda ha dovuto iniziare una procedura di ristrutturazione per rinegoziarli e, lo stesso anno, ha ceduto lo stabilimento statunitense.
Quindi, noi di Chapeau abbiamo raggiunto Jody nella fabbrica di Brugola a Lissone per scoprire tutta la storia della sua famiglia e come si producono le viti più famose al mondo:
(00:00) La famiglia Brugola
(00:43) Egidio Brugola inventa la vite più famosa al mondo (Da 0 a 1)
(02:08) Brugola batte i tedeschi e conquista il mondo dell’automobile
(05:05) Da 1 a €50 milioni: diventare l’azienda di viti per auto più grande al mondo
(07:41) Perde €40 milioni in 2 anni e rischia di fallire
(08:55) Salva l’azienda e la porta da €66 a €145 milioni
(10:15) Apre negli Stati Uniti e chiude accordi con Mercedes e BMW
(11:58) Supera €190 milioni di fatturato e 8 milioni di viti al giorno
(13:35) Dentro la fabbrica: come si fanno le viti
(17:53) Momenti difficili e insegnamenti del padre
(19:33) La storia di Jody Brugola: da attore a Presidente di Brugola
(21:09) Il peso di guidare un’azienda come Brugola
(22:39) Crisi settore auto e i debiti di Brugola
(23:29) Ricomprare il 100% dell’azienda, errori e chiusura negli Stati Uniti
(25:55) Consigli
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