
La storia di Giampaolo è la storia di un cuore grande.
Ho voluto aprire questo spazio alla sua voce non solo perché è padre, anzi, “babbo”, di cinque figli biologici, ma perché la sua famiglia è diventata nel tempo un luogo di accoglienza e di amore condiviso.
Giampaolo e sua moglie Annagrazia sono genitori affidatari e adottivi: hanno scelto di aprire la loro casa a 9 bambini e bambine.
Ma cosa significa affido?
E in che cosa si differenzia dall’adozione?
Cosa li ha spinti a rimettersi in gioco con bambini piccoli, dopo aver già cresciuto i loro figli?
Quali equilibri si sono creati tra fratelli e sorelle, e come ha resistito la coppia - non solo agli arrivi, ma anche alle partenze?
Perché, per definizione, l’affido è temporaneo, ma, lo capirete voi stessi all'interno di questa intervista, l’amore per un figlio - biologico, affidatario o adottivo che sia-, rimane per sempre.
Come in ogni famiglia, non mancano momenti di fatica o di difficoltà.
Per questo Giampaolo ricorda l’importanza di non essere soli, ma di farsi accompagnare: da amici che vivono esperienze simili o da realtà come l’associazione Cometa, che sostiene la loro famiglia lungo il cammino.Se aprite il sito di Cometa troverete scritto: “Accogliere per scoprire sé stessi": una frase significativa, che ricorda quanto un gesto di accoglienza e di amore, come l’affido, ci permetta di conoscerci sempre di più, nel profondo.
La storia di Giampaolo racconta di tante nascite.Racconta di traiettorie che si incrociano e cambiano direzione, di bambini e bambine che entrano nella vita di qualcuno per restarci, per sempre.
Una storia che lui descrive come una vertigine: quella di vincere ogni forma di estraneità attraverso l’amore.
Un racconto che spero possa ispirarci e farci assaporare una nuova prospettiva dei nostri racconti di pancia.
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