
La Mano Di Dante | Recensione: 2 ore e 35 di caos
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La mano di Dante, film diretto da Julian Schnabel con Oscar Isaac, dura due ore e trentacinque minuti e prova a mescolare Dante Alighieri, criminalità newyorchese, thriller letterario, riflessioni sull’arte e meditazione spirituale.
Il risultato è un caos pretenzioso che sembra mettere insieme Il Codice da Vinci, Megalopolis e il cinema di Terrence Malick, prendendo però soprattutto l’inconcludenza, l’autocompiacimento e la confusione dei rispettivi modelli.
Oscar Isaac interpreta sia lo scrittore Nick Tosches sia Dante durante l’esilio. Attorno a lui compare un cast enorme formato da Gal Gadot, Gerard Butler, Jason Momoa, Al Pacino, John Malkovich e Martin Scorsese. Nomi importanti che il film utilizza più come una parata di celebrità che come veri personaggi.
In questa recensione di Spin-Off si parla dei continui salti temporali, del montaggio disordinato, delle sparatorie gratuite, del doppio ruolo di Oscar Isaac, del confronto con il romanzo di Nick Tosches e di un finale che rende ancora più evidente l’incoerenza dell’intero progetto.
La prima parte è spoiler free. Dopo l’avvertimento vengono analizzati liberamente la trama e il finale.
Il giudizio conclusivo è piuttosto semplice: non guardate La mano di Dante.
(00:00) Introduzione al film
(02:04) La trama senza spoiler
(04:00) Trama e analisi con spoiler
(07:14) Curiosità
(08:20) Giudizio finale
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