
Nel 1882 uno scienziato dell’università John Hopkins, prende una rana e la immerge in una pentola d’acqua fredda.Sul momento l’animale è tranquillo.Lo scienziato poi accende il fuoco, e la temperatura, pian piano, comincia a salire…Sale grado dopo grado, ma così lentamente che… la rana quasi non se ne accorge, il calore diventa abitudine…Fino a quando però, la temperatura diventa così alta da indebolirla.Le sue zampe smettono di muoversi, i riflessi si fanno lenti… Lei non scappa, non reagisce, perchè ormai è troppo tardi: il calore la avvolge del tutto.E lentamente, muore.…lo scopo dell’esperimento è puramente scientifico, neurologico.L’obbiettivo è quello di studiare i riflessi delle rane, si vuole capire come reagisce il corpo davanti a uno stimolo graduale, quanto a lungo può sopportarlo prima di ribellarsi.Ma con il tempo, la lettura di questo esperimento è diventata simbolica:se una persona viene immersa in una relazione in cui il dolore cresce piano, in cui è quasi invisibile, all’inizio non scappa.Si abitua a piccoli gesti crudeli, a parole che feriscono ma poi vengono giustificate.Si convince che va tutto bene, che è solo un momento.E intanto il calore aumenta, un grado alla volta.Finché la persona non riesce più a muoversi.Finchè, lentamente non muore.Questa è la storia di Alex Skeel.
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