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Il medico dei poveri è il primo santo del Venezuela

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IL MEDICO DEI POVERI E' IL PRIMO SANTO DEL VENEZUELA di Fabio Piemonte
 
Caracas, domenica 29 giugno 1919. José Gregorio Hernández Cisneros, mentre sta recandosi ad acquistare alcune medicine per una sua anziana paziente, viene investito da un giovane neopatentato intenzionato a sorpassare un tram e muore dopo un'inutile corsa in ospedale. Il giorno successivo una folla immensa si riversa per le strade e accorre ai funerali per un ultimo saluto al 'medico dei poveri', beatificato nel 2021 e canonizzato ieri da Papa Leone XIV.
«Proveniva da un villaggio sperduto nelle Ande dove si è formato con disciplina, serietà e misticismo, trasmessi dai suoi genitori, dal suo maestro e dal sacerdote del villaggio. Una trilogia che ha piantato in lui una fede radicata nelle semplici circostanze della vita di un villaggio. Inviato dal padre nella capitale, divenne un grande scienziato e professore di fama nazionale e internazionale che non dimenticò né trascurò mai le sue origini. La sua dedizione ai poveri, agli indigenti, fu esercitata sempre con estremo riserbo, delicatezza e attenzione per ognuno di loro». Ne tratteggia così la figura Baltazar Cardozo, Arcivescovo emerito di Caracas, le cui parole sono riprese nella biografia fresca di stampa della giornalista Manuela Tulli, José Gregorio Hernández Cisneros. Il primo santo del Venezuela (Ares, pp. 128).
Docente universitario e medico, uomo di scienza e di fede profonda, Josè rinuncia al desiderio di consacrarsi a Dio anche a causa di motivi di salute per servire Cristo da laico in special modo chinandosi sulle ferite degli ammalati e correndo di casa in casa per non lasciare nessuno senza il suo supporto. «Offro la mia vita per la pace nel mondo», afferma il giorno prima di morire. E proprio quel giorno viene ratificato il Trattato di Versailles che pone fine alla Grande Guerra e gli stessi venezuelani pongono fine ai contrasti tra fazioni opposte accomunati dal dolore per la perdita del 'loro' medico.
LE UMILI ORIGINI
Josè nasce a Isnotú il 26 ottobre 1864 da una famiglia numerosa - ha infatti sei fratelli, tra i quali una sorella morta ad appena sette mesi - di umili origini che nel paesino andino ha un piccolo emporio di cosmetici, erbe medicinali e farmaci e una locanda con poche stanze. «Mia madre mi ha insegnato la virtù fin dalla culla, mi ha fatto crescere nella conoscenza di Dio e mi ha dato per guida la carità», diceva. Da adolescente si trasferisce a Caracas per frequentare dapprima il liceo, poi la facoltà di medicina. Nel 1888 si laurea con una tesi sulla febbre tifoide e si specializza in batteriologia, divenendone presto uno dei maggiori esperti nel Paese. Prosegue le sue ricerche seguendo corsi accademici anche a Parigi e Madrid. Rientrato in Venezuela, la sua cattedra di Batteriologia è la prima in America.
Medico sapiente, riesce con una cura adeguata a salvare dalla morte imminente anche il fratello del presidente Goméz. Ai pazienti più poveri fornisce non solo terapie e farmaci, ma offre dei soldi per le altre necessità con carità discreta. «Oltre agli studi filosofici, José Gregorio ama molto l'arte. Imparò a fare il sarto per confezionare i propri abiti, si dedicò alla pittura, studiò musica e pianoforte, amava ballare, si dedicava anche alla cucina per i pranzi di famiglia preparando soprattutto ricette della tradizione creola, e se la cavava anche nell'arte della falegnameria, forse nell'imitazione di san Giuseppe, al quale era devoto e del quale aveva un'immagine all'ingresso della sua casa», sottolinea la Tulli. Alla morte del padre fa ogni sforzo anche economico affinché i suoi fratelli e sorelle si trasferiscano con lui a Caracas per l'unità della famiglia.
SANTA MESSA QUOTIDIANA
Sul piano spirituale diventa terziario francescano e s'iscrive alla Confraternita del Carmelo. Inoltre prega ogni giorno con il Rosario e l'Angelus, partecipa spesso all'adorazione eucaristica, quotidianamente alla Santa Messa e legge frequentemente le vite dei Santi. In numerose lettere inviate principalmente ad amici e familiari effonde il suo cuore in confidenze intime, attraverso la condivisione di quanto gli accade nella vita di tutti giorni e nell'esercizio della sua missione. A tal proposito scrive a un amico: «I miei pazienti sono tutti guariti, anche se è così difficile curare la gente qui, perché bisogna combattere contro le preoccupazioni e le assurdità che sono profondamente radicate: credono nel male, nelle galline e nelle vacche nere e nei rimedi che si preparano pronunciando parole misteriose».
Il miracolo decisivo per la sua beatificazione è avvenuto nel 2017 e si deve alla guarigione per sua intercessione di una bambina da «un gravissimo trauma cranioencefalico con ferita craniocerebrale da colpo d'arma da fuoco», a seguito di una rapina a mano armata perpetrata mentre era in moto con il padre. «La madre ha successivamente raccontato che, quando i medici uscirono dalla stanza dopo averle comunicato la gravità della condizione della figlia, le apparve José Gregorio Hernández assicurandole: “La opererò io”», riporta ancora l'autrice della biografia del medico santo. E in effetti «non esiste alcuna spiegazione medica o scientifica del perché quella ragazza si sia ripresa in quei modi e in quei tempi», come osservato dal neurochirurgo.
Insomma, in special modo per l'umile fede e la copiosa carità verso gli ammalati, quale 'Moscati del Venezuela', José Gregorio Hernández Cisnero si prepara a salire agli onori degli altari come primo Santo del Paese.

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